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La copertina, morbida e leggera, diventerà un’inseparabile coccola nella crescita del tuo bambino. Colorata e personale, lo accompagnerà dalle passeggiate al parco alla nanna nella cameretta.

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Autore: Mara

C’era una volta : Le Vacanze

Ciao cara lettrice

Eccoci arrivati al nostro appuntamento mensile .
Spero che sia divertente condividere con me pezzi della mia vita, pensieri, ricordi e considerazioni.
Oggi è un’assolato giorno di fine luglio, primo pomeriggio.

Sono seduta in poltrona, le imposte socchiuse, ascolto il frinire delle cicale che, come un mantra, mi rilassa e mi porta indietro alla mia gioventù, del termine delle scuole e le lunghe vacanze da godere.

C’era una volta la vacanza estiva, iniziava poco prima della fine della scuola a risultati già acquisiti.

Già ai primi di giugno l’aria vacanziera si insinuava nella pelle, tra le ossa. Durava tre mesi, fino a settembre ed in questo periodo ci si scordava dei compiti, delle lezioni e delle tanto temute interrogazioni.

L’unico nostro pensiero era quello di giocare, giocare, giocare.

Non avevo mai il problema di sentirmi sola, anzi ogni tanto ne sentivo l’esigenza.

La giornata era scandita da ritrovi in bicicletta con gli amici, il ghiacciolo comprato nel bar del paese, lunghi pomeriggi sonnolenti ad aspettare che gli adulti si riposassero e che il gran caldo desse un po’ di tregua. In questi momenti era severamente vietato urlare ridere e correre, a me piaceva scrivere sul diario qualche pensiero, qualche segreto, a disegnare e poi via, di nuovo fuori con gli amici che le quattro mura erano troppo strette. Si ritornava la sera sporchi, accaldati e felici, a contendersi la doccia per poi potersi sedere per primi a tavola.

E poi c’erano le gite al mare! Poco meno di 30 km ma era un viaggio, un’avventura. Sveglia presto la mattina, indossare i costumi, colazione e via. In sei stipati sulla 127 verde di mio papà, naturalmente senza aria condizionata, carichi di giochi, salvagente, asciugamani, bevande e panini.
Bagni e castelli di sabbia.

Castelli di sabbia e bagni.

Ghiacciolo! Tutto il giorno così, fino al tramonto. Un po’ alla volta si recuperavano asciugamani, secchielli e palette. Metter via le bocce che ne mancava sempre una all’appello ed allora caccia al tesoro. Eccola eccola gridava un mio fratello, ma no è una conchiglia rispondeva mia sorella e così finché, finalmente, la si trovava.
Come montavamo in macchina il sonno vinceva sulla nostra eccitazione ormai scemata. La nostra pelle reclamava il fresco di una doccia, la 127 reclamava una pulita a fondo. Gli unici a non reclamare mai erano i nostri genitori, sicuramente più stanchi di noi ma divertiti dal nostro entusiasmo.

Giugno e luglio trascorrevano così e poi: Finalmente Agosto!

Agosto casa nostra diventava un porto di mare, l’approdo certo di tutti quei parenti che, per vari motivi, ormai vivevano lontani dal paese natio. Parenti, per noi bambini/ragazzi, significava principalmente l’arrivo dei cugini. I primi momenti a guardarci timidamente, a stupirci di come “eravamo” cambiati in un anno ma poi tornavano i gesti di sempre, quelli conosciuti da una vita e la timidezza di colpo svaniva.

Si iniziava sempre con dialetti o lingue da decifrare, poi con racconti e novità da scoprire e nuovi giochi da imparare.
E dolcemente agosto passava così, tra sagre, gavettoni, angurie, in un tempo indefinito. Poi le prime partenze, i primi saluti, i primi abbracci e la voglia che un’altro anno arrivi veloce per incontrarci di nuovo.

Settembre, inforco di nuovo la bici, l’andare è un po’ lento, il mio spirito sognante. La strada che percorro sarà la stessa per nove mesi.

La prima campanella mi riporta definitivamente sulla terra.
Uno stentoreo “Buongiorno ragazzi” mette fine al brusio di ritrovati compagni.
Aprite il libro a pagina 10 è la conferma che un nuovo anno è iniziato, tutto il resto è alle spalle.

Poi apro il diario, mi scivolano per terra alcune cartoline spedite dai miei cugini con saluti e qualche ricordo. Le raccolgo lesta, le guardo e penso, sì è tutto alle spalle ma quanto divertenti sono state le vacanze?

P.S.
Spesso riguardo le cartoline di molti anni fa, le stesse che mi sono scivolate fuori dal diario. Oggi non potrebbe succedere questo, al massimo potrebbe cadere un telefonino aperto su whatsapp ed un po’ mi dispiace.

BUONE VACANZE

Estate

Metà giugno, pochi giorni fa.
Dopo tanto torno nella casa dove ho passato la mia infanzia e la mia adolescenza. Mi siedo sotto il pergolato per ripararmi dal sole alto.

Mi guardo intorno alla ricerca degli spazi conosciuti, dei punti di riferimento della mia gioventù.

Un gatto viene a strusciarsi sulle mie gambe, alla ricerca di coccole o forse di cibo. Lo prendo in braccio, lo accarezzo e fa le fusa.

Poi un forte rumore, il gatto scappa, io mi giro verso quel rumore che ora si è trasformato in borbottio, hanno sicuramente avviato qualche storico trattore usato per l’aratura dei campi. In “Villa Papafava”, oggi c’è la festa della trebbiatura, in esposizione ci sono mezzi e strumenti agricoli antichi.
Villa Papafava (famiglia nobile padovana i Papafava) è la maggior attrazione del mio piccolo paese a sud di Padova, una villa padronale costruita tra il XVI e XVII secolo.

Mi alzo e mi avvio a piedi verso la festa, tanti ricordi mi tornano alla mente.

Ultimi giorni di scuola, il sole è alto su di me. Il caldo opprimente. I verdi steli acerbi hanno lasciato il loro posto a lunghe spighe dorate.

Per me l’estate sono le cicale, i campi dorati, i trattori che lasciano dietro di loro gialli covoni di paglia, le gambe sempre piene di graffi per il correre sfrenata nei campi arati.
Piccoli semi , “abbandonati “ in autunno in lunghi canali, sono oggi le messi che si offrono a noi per diventare pane fragrante, saporita pasta, golosi dolci.
Tutto da un piccolo, piccolissimo seme.

Rifugiata nel mio laboratorio inizio un progetto. Tante nuove idee mi girano nella testa, spero di fare in tempo a realizzarle tutte prima che altre prendano il sopravvento.
C’è un cane che abbaia e il suo abbaiare mi distoglie dal lavoro.
Ripenso ai pochi giorni passati in campagna nella mia vecchia casa, credo che dovrei tornarci più spesso a godermi della natura che la circonda, a svegliarmi col canto del gallo, a rilassarmi col frinire pomeridiano delle cicale e a cercare le lucciole dopo il tramonto, mentre i grilli, nottambuli come sono, sostituiscono il loro frinire a quello delle cicale, ormai esauste dopo una lunga giornata.

Prometto a me stessa che lo farò.

Bene riprendo in mano la mia matita che, sempre più corta, traduce in segni i miei pensieri, i miei voli fantastici.
Un po’ alla volta questi segni si organizzano, si uniscono e si dividono.
Un pensiero nuovo arriva e cancello una linea aguzza per sostituirla con una dalle forme più sinuose.

Bello, sono soddisfatta.

Un taglio di stoffa prende il posto del foglio di carta, una forbice quello della matita.
Incomincio ad intuire il risultato finale.
Un ago, del filo ed il mio stupore davanti al risultato finale.
Ore china su di un tavolo in laboratorio.
Quelli che erano solo dei segni ora sono delle simpatiche nanne, delle calde copertine o dei comodi cuscini.
Tutto da un foglio di carta ed una matita, sempre più corta.
Frumento, copertine.
Ma cosa accomuna queste cose?
Forse nulla o forse l’amore che un coltivatore od un artigiano mette nel proprio lavoro per ottenere il miglior risultato possibile e poterlo condividere con gli altri.

Summer is coming

Era il maggio del 2005, erano già passati quasi due anni dalla nascita di mia figlia, due anni di scoperte, organizzazioni, paure e gioie.

Quell’anno decidemmo di prenderci una pausa un po’ più lunga del solito, mio marito aveva ancora la paternità da usufruire ed io, dopo un lunghissimo anno di lavoro, tra corse al nido, pappe, notti insonni ho deciso “su due piedi” di licenziarmi.
Avevo la sensazione di perdermi qualcosa, arrivavo a casa esausta e arrabbiata, mi perdevo i primi passi, le prime parole.

Non mi bastava la domenica e qualche ora al giorno, avevo bisogno di più.

Decidemmo allora di prenderci tre mesi di vacanza e di andare al mare. Prenotammo un bungalow e partimmo.

Le prime due settimane le passammo sotto la pioggia, ma che ci importava? Eravamo noi tre, questo mi bastava, giornate noiose a coccolarci l’un l’altra senza nessuna pretesa.
Poi finalmente l’estate prese il sopravvento, i primi giorni di sole, lunghe passeggiate, ore di spiaggia e di sonnellini.

Tornammo carichi, pronti per ripartire. Capii che avrei dedicato più parte della mia vita a mia figlia, era quello che volevo e ancora adesso, che sono passati 18 anni, rimango del parere che sia stata la scelta giusta.

Quei giorni lunghi e sonnacchiosi mi lasciavano il tempo di creare nuovi giochi e attività che ora mi piacerebbe condividerne con voi alcuni, sperando possa essere utile in questo periodo dove la scuola, i compiti, le attività extra scolastiche lasciano il posto alle meritate vacanze.
Ecco per voi dieci lavoretti da fare nelle giornate calde e lunghe.
Procurati carta colorata, fogli bianchi matite e cere da colorare.

– Ai bambini piace colorare e disegnare, fai sempre trovare carta e colori a disposizione, ai più pigri stampa disegni da colorare.
Metti a disposizione forbici, colla e nastro adesivo, fai creare composizioni di immagini da ritagliare anche da vecchie riviste.
– Fai saltare sulla padella della pasta ( tipo maccheroni o ditalini ) finché non saranno diventate un po’ dorate e falle infilare con del cordoncino per creare collane e braccialetti.
Prendi una maglia bianca e falla dipingere, meglio se con colori per tessuto, crea il desiderio progettando il disegno o il colore preferito, lo apprezzerà molto.
Procurati qualche pianta aromatica, qualche spezia da cucina e crea una pozione magica, aiuta nelle proporzioni, crea una storia attorno alla pozione. Evita di berla, potrebbe essere il polisucco di Harry Potter.
Coinvolgilo nella preparazione di biscotti, torte o pizza, sarà una bella sorpresa poi la riuscita.
– Nei momenti di tranquillità prendi un libro e leggilo insieme, creando diversi finali.
– Organizza una caccia al tesoro, nascondi oggetti, caramelle, crea suspence avventuroso.
– Se sei al mare fai raccogliere conchiglie e rametti, sarà bello creare un soprammobile insieme.
– Se sei in montagna organizza un’escursione alla ricerca di animaletti, crea un rapporto di fiducia, sorprendilo raccontando alcuni aneddoti dell’esserino.
– Se riesci organizza queste attività mensilmente, ti troverai meno oberata e più preparata.

Organizza piccole gite anche al parco vicino facendo un picnic, sotto l’ombra di un’albero, una passeggiata, un gelato fuori, una passeggiata in bicicletta nelle ore meno calde,
Questi sono solo alcuni spunti da prendere in considerazione, ovviamente la lista si può allungare ma lascio a te nuove idee.

Mi raccomando non buttare mai via la carta se puoi ricicla, fai rispettare la natura, gli insetti che la abitano, il futuro è nelle nostre mani e in quelle dei nostri figli.
Alla fine quando le vacanze vere arriveranno, rilassati, molla orari e regole troppo rigide utili nel periodo scolastico, tutti abbiamo bisogno di staccare anche i nostri figli, oltre a noi ovviamente.
Buone vacanze

Essere Mamma

Ti sei mai trovata in linea di tiro con un adolescente in crisi di nervi ?
Sicuramente, se ne hai uno in casa, credo che la cosa risulti del tutto normale, dura ma “normale”.

D’altronde noi stesse alla loro età non eravamo da meno, giusto?
Quindi, quando questo succede, per prima cosa bisogna fare un bel respiro, tornare indietro di qualche tempo ed immaginarci nella stessa situazione, quella dell’adolescente.
Ci sei riuscita ?
NO!!!
E’ ovvio, tendiamo a dimenticare tutto, cose belle e cose brutte.
Una domanda ricorre sovente: ma veramente questa persona è la stessa che mi chiedeva di accompagnarla a letto e restava incollata alle mie gambe, come l’edera al tronco di un albero, a proteggerla dall’ignoto, a nutrirsi di linfa vitale?
E chi più saggia e con più esperienza di una madre può affermare che tutto questo è la normalità?
Ma cosa significa normalità?

normalità
/nor·ma·li·tà/
sostantivo femminile
Condizione riconducibile alla consuetudine o alla generalità, interpretata come ‘regolarità’ o anche ‘ordine’.

Ma era veramente questo che volevamo?
Quando abbiamo deciso di essere genitori abbiamo preso tutto il pacchetto, prendere o lasciare.
D’altronde nessuno mai ci aveva detto il contrario.
Per chi è all’inizio di questo percorso, non abbattetevi, essere mamma è tanto altro.
Quando tuo figlio diventa adolescente inizia un viaggio avventuroso, e tu con lui, impara dai tuoi errori, a modo suo.
Gli insegni come fare una zuppa? Sicuramente la farà diversa perché la sua, fatta così, è migliore.

E a volte, ci costa dirlo, è veramente buona e ne siamo orgogliose.

Essere mamma di figli adolescenti significa che dovresti essere sempre la miglior versione di te stessa per sostenerli, anche quando la tua mente ed il tuo corpo vorrebbero solo liquefarsi.

Essere mamma è una donna che insegna ai figli come vivere nel mondo.

Essere mamma significa iniziare la giornata senza avere minimamente idea di cosa succederà ed essere lì quando questo avverrà.

Essere mamma significa essere a proprio agio nel disagio e doverlo fare sempre con il sorriso sulle labbra.

Essere mamma di un’adolescente vuol dire che anche tu stai crescendo, vedi la vita da una prospettiva che non avevi considerato, proprio quando pensavi di sapere tutto.
E’ un periodo duro, di cambiamento, ma d’altronde non siamo nati per rimanere fermi, e questo costa fatica.

I ragazzi iniziano a camminare definitivamente da soli, lasciando le loro sicurezze, “sperimentandosi”.

E noi, con una mano leggera sulla loro spalla, cerchiamo di accompagnarli nel loro cammino, per quel che ci è concesso, per quel che è giusto, senza interferire.
Vorrei dedicarti alcuni consigli a cui mi appiglio quando ho bisogno di conforto

– Condividi consigli e conoscenze.
Lascia andare le cose che non puoi cambiare o controllare e concentrati su ciò che puoi fare.
-Non c’è un modo giusto di essere mamma
-Non devi fare tutto da sola
-Non criticare tuo figlio, ma non aver paura di essere in disaccordo con il tuo adolescente.
-Scegli saggiamente le tue battaglie e mantieni le tue posizioni quando è necessario.
Rispetta il bisogno del tuo adolescente di separarsi da te.
-Cerca di dare al tuo adolescente la libertà invece di togliergliela per punizione.
-Sii consapevole del ruolo di Internet e dei telefoni cellulari nella loro vita sociale.
-Mostra interesse per quello che succede a scuola e negli altri posti in cui il tuo adolescente passa il tempo, e rendilo facile parlarne.
-Aiuta il tuo adolescente a gestire le emozioni e a risolvere i disaccordi senza litigare o lasciare la stanza.

Gli adolescenti hanno bisogno della guida dei loro genitori più che mai per aiutarli a prendere decisioni importanti sulla scuola, sulle relazioni e su altre sfide che devono affrontare mentre crescono.

Essere mamma non è solo una cosa, si è mamma nelle varie fasi della crescita, perché anche noi cresciamo insieme ai nostri figli.

Ti consiglio un podcast che ho ascoltato molto volentieri sul “lessico familiare” di Massimo Recalcati dove si parla di madre, padre, figlio e anche della scuola.

Fai un bel viaggio

https://www.raiplay.it/video/2018/04/Lessico-famigliare-6560efdb-8fcc-4c25-b7aa-ff94a7bf28e1.html

Gli ormoni impazziti

Se ti ritrovi a

Quante volte ti sei ritrovata a piangere per una pubblicità, per una cosa così banale da meravigliarti di te stessa?
Quelle lacrime che non riesci a trattenere neanche tamponando con un fazzoletto, facendo finta di avere un raffreddore improvviso ?
A vedere in giro così tante pance da chiederti dove fossero finite prima e sentirti il cuore in gola ogni volta che pensi “BAMBINO “?

Tutto normale.

Ti parlano di ormoni che cominciano ad andare dove vogliono e non riesci a farli tornare al loro posto.
Ti dicono che ne soffre una mamma su due e che il responsabile di tutto questo è quella piccola creaturina che si sta formando dentro di te.

Fin qui tutto bene, però il problema diventa grave quando gli occhi si fanno lucidi ed il labbro tremulo davanti ad un qualsiasi film o pubblicità che mostri un volto triste od un bambino in lacrime.
Non dico che gli sbalzi d’umore siano rimasti così frequenti ed importanti da far arrossire dottor jekyll e mister hyde, ma la sensibilità è rimasta così dal poter dire che c’era un io prima e un io dopo la gravidanza.

Mamma credo sia il viaggio più strano ed incredibile della vita, inspiegabile e non raccontabile.
Credo che una piccola parte di tua figlio continui ad esserci dentro di te anche quando ti dicono che tutto è finito che anche la placenta è uscita, che adesso è fuori, bello, sano, fuori.
E’ come se quella piccola parte continui a scorrere nelle tue vene e in ogni parte del corpo.
Ti ritrovi a sapere esattamente cosa fare quando ne ha bisogno, lo vorresti mangiare di baci, ma non saresti mai sazia, questo lo sai.

E quando piano piano inizia la sua idea di lasciare il nido ( la chiamano sindrome del nido vuoto ) e si scosta dalla direzione del tuo bacio e tu non riesci a farne a meno ti manca l’aria, stai soffocando, ma stiamo scherzando !!! e dove vuoi andare lontano dalla tua mamma.

Ma questa è un’altra storia.

Per fare un esempio, è come assaporare qualcosa di inebriante sicura di poterlo fare per tutta la vita, e poi ad un certo punto te lo tolgono, così senza una spiegazione.

Drammatica !!

Sì è vero era il mio intento.
Ma dove eravamo rimasti ?
Ah ecco il pianto facile ereditato dalla gravidanza, o forse già ero piagnona e non me ne ero accorta ?

La gravidanza del Padre

Mo’ puoi venire un momento?
Era dicembre , una tranquilla sera di freddo dicembrino, la tavola apparecchiata, un pinot rosso scaraffato per scaldare un po’, un buon film da guardare già nel lettore CD
Mo’? Ci sei?

Insieme vivevamo da un anno, una vita un po’ sbarazzina, facevamo ciò che ci veniva in mente, senza programmi che andassero oltre il paio di settimane.
Mooooreee dai, sei sordo?

Avevo 45 anni allora. Per diversi anni la mia vita da single era fatta di pochi vincoli e molte passioni.
Fotografia, viaggi, bici, libri, cinema, musei, mostre riempivano le mie giornate.
Ehiiii, fa ancora lei.
Mi piaceva, e mi piace tuttora, cucinare, avevo qualcosa sul fuoco, la padella sfrigolava.
Non ero sicuro che mi avesse chiamato.
Il tono di voce si alzò di qualche decibel: E ALLORA VIENI O NO?
Mo’ arrivo, arrivo subito.
Che urli, non sono sordo è che…
GUARDA, mi fa lei.
Ed io guardo.

Senza vedere.

Senza capire, o voler capire.
Cosa devo guardare?

(Ora le avrei chiesto: sei positiva al COVID? C’è una tacchetta.
Ma allora il covid era ancora lontano da venire).
Guardo lo stick che tiene in mano, guardo lei.

La sua espressione, raggiante e preoccupata al tempo stesso.
La mia, di espressione, credo fosse da “ebete”, sguardo fisso ed inespressivo, bocca aperta, una goccia di sudore sulla fronte.
Ma era dicembre, una tranquilla sera di freddo dicembrino, non era poi così caldo da poter sudare.
E’ così che è iniziata la mia vita dopo “i miei primi 40 anni”.
Tante ore di travaglio, mia moglie è stata stoica, così come ogni donna che partorisce.
Grado di sopportazione al dolore ai massimi livelli.
Giunsi trafelato in sala parto, il caffè nel bar dell’ospedale era stato un po’ troppo “lungo”.
Guardo, osservo medici ed infermieri che fanno tutte le cose giuste, ogni gesto è frutto della loro professionalità ed anni di esperienza.
Poi un vagito, eccola, con un gran fiato per dire: ora ci sono anch’io.
Me la danno, la prendo in braccio, inizio a sudare (era agosto del 2003, una delle estati più calde che io ricorda) anche se l’aria condizionata assolve pienamente al suo compito.

La guardo e già me ne innamoro.

Penso che la cosa più complicata e difficile per un padre siano i nove mesi che precedono la nascita.

Per me perlomeno è stato così.
La donna è già madre ancora prima del parto, già da subito avverte dei cambiamenti dentro di se, giorno per giorno fa conoscenza con l’esserino che le cresce dentro e con lui, giorno per giorno, adatta il respiro, il mangiare, i ritmi quotidiani, fino a raggiungere una indissolubile complicità.
Per noi padri i cambiamenti li osserviamo quasi da spettatori, certamente coinvolti, ma esterni.
Notiamo gli sbalzi umorali della compagna, la variazione dei gusti, guardiamo la “lievitazione” delle forme, il ventre muoversi.
Sentiamo che a breve qualcosa cambierà, è un periodo di ipotesi, di ripensamenti, paure o incertezze, di pre-nostalgia di quando non si avevano troppe responsabilità.
Ma poi senti un vagito ed allora i pensieri svaniscono, apri le braccia per accogliere tuo figlio.
In quel preciso momento ti senti padre e sei felice.
Forse sarà difficile, complicata, l’avventura che inizia per un padre, ma sarà uno splendido, lungo viaggio insieme.

Il più lungo possibile.

Febbraio

Se ti dicon, febbraietto, che sei corto e maledetto, non avertene per male:
è un proverbio che non vale. Il tuo gelido rovaio,
un ricordo di gennaio, presto viene e presto va
e paura non ci fa.
Oh, nemmen quella tua neve ci sgomenta, così lieve che un respiro di tepore basta a scioglierne il rigore. E se ancor ti coglie il gelo
e s’addensan nubi in cielo, basta un raggio del tuo sole a dar vita alle viole. Poco dura la bufera
se alle porte è primavera; non è vero, febbraietto, che sei corto e maledetto.
(F. Castellino)

Gennaio è ormai alle spalle, i giorni della merla sono passati lasciandoci infreddoliti ma indenni.

Gennaio, almeno i primi 20 giorni, l’ho sempre vissuto come una lenta e lunga conclusione ad un periodo festivo.
Mia figlia a casa da scuola, il lavoro lento ad ingranare, le nebbie ancora a ritardare l’alba, il freddo che ti tiene sotto le coperte e tu che alla sveglia preghi, scongiuri di concederti altri cinque minuti di tregua.
Ma la tregua finisce e alla sveglia non interessano le tue sonnolente lamentele.

Arriva febbraio, entra prepotentemente, ti scuote e si presenta.
Corto, freddo ma pieno di energia.
L’energia della natura che si risveglia anch’essa dal gelo che l’ha intorpidita.
Ed allora forza, la sveglia suona e quindi via le calde coperte che mi hanno per più di un mese anestetizzato.

Gennaio è alle spalle!
Nuovi propositi per un nuovo anno pieno di sorprese, di progetti, di voglia di fare.
Come i campi, che hanno bisogno di una pausa per rigenerarsi ,così noi nel primo periodo invernale ci siamo riposati per trovare ora l’energia per affrontare la quotidianità.

Specialmente per noi mamme che, per quanto ci aiutino, di energie ne dobbiamo avere in surplus.
Riacquistare gli automatismi prefestivi non è semplice, ci eravamo un po’ adagiate.

Ma quando arriva febbraio siamo ormai già operativi.
Febbraio ti trasmette energia e già pensi a quella che ti avanza di energia, a come usarla.

Guardo la palestra, la piscina, perché no yoga. Intanto nell’attesa di prendere una decisione, al mattino mi alzo mezz’ora prima del solito e, con un paio di amiche vere temerarie, faccio una veloce camminata.

Brrrr! Il freddo è intenso, l’alito si ghiaccia davanti a me, maledizioni, imprecazioni, risate. Solo una mezz’ora ma è veramente rigenerante.

Torno a casa, veloce doccia calda, taglio qualche verdura le metto in pentola a pressione e in 20 minuti ho il pranzo per oggi.

Sveglio mia figlia, fa il quinto liceo ma ha sempre bisogno di un “aiutino per scendere dal letto”, le preparo la colazione, gli ultimi preparativi e poi via in macchina.

Col covid, visto che gli autobus sono sempre stracolmi e le corse non sono state incrementate, alternandomi con altri genitori, accompagno mia figlia e tre suoi compagni a scuola.
Stamattina tocca a me e quindi esorto mia figlia (perennemente in ritardo) a prepararsi corro in garage a prendere la macchina e poi via veloce.
Ecco depositata mia figlia e i suoi compagni vado in laboratorio, arrivo e subito un caffè.
Sono le otto e mezza e…SONO GIA’ STANCA!!!
Febbraio è energia, ne ho anche tanta, ma credo che rimanderò l’iscrizione in palestra al prossimo mese.

Febbraio è corto il prossimo mese arriverà presto!

L’Anno che verrà

E così un’altro anno è passato, lasciandoci paure, gioie, dubbi, anche amarezza, ma consapevoli di avere a disposizione un’altro anno per rimediare o programmare.
Ecco, quello che mi piace di più pensare è riprogrammare.

Per il lavoro che faccio mi è stato di vitale importanza imparare a programmare.

Programmare le uscite dei post, le giornate per lo shooting fotografico, le giornate per scrivere testi, i giorni di aggiornamenti, corsi, acquisti e non di minore importanza, la spesa, le lavatrici, i colloqui con i professori, le telefonate con le amiche.
Che fatica vero?

Pensare che il nostro tempo è scandito da programmi, da incastri, per non perdere nulla, ma sopratutto per non perdere la testa.

Invece per quanto il tutto sia ben scritto nel foglio mensile la sensazione è sempre quella di essere in ritardo, di perderti qualcosa.
Io lo so cosa ci stiamo perdendo, LA VITA.
Lasciare tutto e ritirarsi in qualche sperduta isola deserta, a chi almeno una volta nella vita non è passato per la testa, io sì.
Di solito a capodanno si pensa ai nuovi propositi, grandi o piccoli che siano, non importa, li scrivo in un quadernino, per poter (tornando indietro) confrontare i risultati raggiunti, scoprendo poi di aver dimenticato alcune mete, ma di averne raggiunte altre.
L’hai mai fatto?
Prendi un foglio e scrivi tutto quello che vuoi raggiungere nel 2022 sogna in grande, non darti limiti, se vuoi qualcosa non esiste nessuno che te lo possa impedire, ma dipende tutto da te, non importa se hai 20, 30, 50, o 80 anni.
Questo mio articolo è un po’ diverso da tutti gli altri dove racconto il mio essere figlia e madre, oggi per te voglio essere solo donna e che dire, di cosa stiamo parlando.
Mi rivolgo a te donna o te uomo nella tua totale interezza, ti sto chiedendo di fare un compito, chiediti cosa vuoi dal nuovo anno.

Non puoi tornare indietro e cambiare l’inizio, ma puoi iniziare dove sei e cambiare il finale.
(C.S. Lewis)
Iniziando da questa frase, inizia anche il mio anno.
Buon 2022

Natale sta arrivando

Oggi vorrei parlare del Natale, non tanto della ricorrenza religiosa, sono credente ma non sono teologa o studiosa delle religioni, ma di quello che ha rappresentato e continua a rappresentare per me.

I miei ricordi risalgono a quando ero molto piccola.

Ho due fratelli ed una sorella, io sono la più giovane.

All’inizio di dicembre in casa nostra, per me che ero ancora piccolina, c’era una “strana” euforia. Da un ripostiglio “usciva” un grande albero di Natale e questo diventava oggetto d’interesse per tutta la famiglia.

Da scatole impolverate prese in soffitta, venivano fuori delle fantastiche palline colorate e luccicanti, dei fili d’argento e d’oro e tante, ma proprio tante, lucine colorate di quelle che si accendono e si spengono ad intermittenza. Poi in ultimo una stella, anch’essa con lucine colorate, che sarebbe andata sulla cima dell’albero.

Io, con occhi sempre più spalancati, guardavo i miei fratelli ed i miei genitori prendere gli addobbi e metterli sull’albero. Mi avvicinavo a queste scatole per prendere una pallina ma, in malo modo, venivo respinta dai miei fratelli i quali non si fidavano molto delle mie paffute manine, e i miei genitori che dicevano loro “non fate i prepotenti con vostra sorella”.
Una volta le palline erano rigorosamente in vetro, bellissime, splendenti ma molto fragili e quindi negli anni seguenti sostituite da addobbi in plastica. Ora ripenso a quelle opere d’arte in vetro e quanto la plastica, utile non posso negarlo, ed il suo abuso hanno fatto danni all’ecosistema.
Ecco, quello dell’albero di Natale è il primo ricordo che mi torna in mente, poi sicuramente ripenso ai tanti giochi con i miei fratelli attorno all’albero, alle letterine scritte a Babbo Natale, e ai doni che lui mi portava.
Il ricordo più caro, quello che ancor oggi mi suscita tanta emozione, è però quello dei giorni di festa passati in famiglia, tutti insieme e ai tanti “ospiti” che venivano a trovarci.
La tavola imbandita, leccornie nei piatti, le risate, gli scherzi, i giochi, la legna che crepitava nel caminetto e l’immenso affetto dei nostri genitori.
Che sogno!!!

Non preoccuparti della dimensione del tuo albero di Natale.
Agli occhi di un bambino sono tutti alti 10 metri.
(Larry Wilde)

E poi mi risveglio da questo sogno.

Mi ritrovo mamma di una splendida bambina quindi ora sarò io a dover tirar fuori scatole impolverate, ogni anno sempre più numerose, e sarò io ad osservare, con occhi benevoli, le manine paffute di mia figlia che cerca di addobbare l’albero. Verrà come verrà ma per me sarà stupendo.

Non è sicuramente semplice gestire i giorni prima del Natale. La tavola imbandita, le leccornie nei piatti, gli addobbi, non erano frutto della magia natalizia, dietro a tutto questo c’erano ore di preparativi ricavate da giorni già pieni di impegni e caotici.
Organizzare la cena della vigilia od il pranzo del 25, decidere un menù assolutamente differente da quello degli anni precedenti, fare la spesa in negozi strapieni di gente, cercare regali per i più piccoli e dei pensieri per parenti e amici.
Ci si ritrova in un turbine frenetico dal quale non sai bene se ne uscirai vivo.

Ogni anno a ripeterti “questo è l’ultimo anno che organizzo qualcosa”.
Ma poi ogni anno riorganizzi il tutto. Ti rendi conto che passi alcune ore insieme ai cari e vorresti che queste ore si moltiplicassero, che non finissero più. Non senti più fatica o stanchezza, tutto svanito.
Aveva quattro anni quando mia figlia scrisse la prima letterina a Babbo Natale (usando strani caratteri decifrabili solo da lei), me la consegnò la sera della vigilia perché la inviassi.
Poi, prima di andare a dormire, preparò un piattino con biscotti, i suo preferiti al cioccolato, ed una grande tazza di latte, lo lasciò in cucina affinché questa magica persona con barba bianca e vestito rosso potesse ristorarsi. A dire il vero, per non fargli venire un pancione ancor più tondo di quello che aveva, Alice si bevve un sorso di latte mangiò un biscotto e tutta agitata corse a letto.

Tre minuti e dormiva alla grande. Se assomigliava a me il mattino seguente si sarebbe svegliata molto presto. Quell’anno la cena della vigilia la organizzai io, sistemai la casa, non volevo che Babbo Natale la vedesse in disordine, svuotai il bicchiere di latte, misi via i biscotti e sotto l’albero sistemai i regali richiesti a Babbo Natale più un paio di libri illustrati che avevo tanta voglia che mia figlia sfogliasse.
La mattina, ancora sprofondata in un sonno ristoratore, sentii “bussare sulla mia spalla. Alice si era svegliata veramente presto, voleva che l’accompagnassi giù in sala per vedere se Babbo Natale fosse realmente passato.

Ancora oggi ho fissi in mente gli occhi sgranati e pieni di stupore di mia figlia quando vide pacchi colorati che la attendevano sotto l’albero. Li scartò con euforia incredibile, erano proprio quelli da lei chiesti nella letterina. E poi lì a farmi vedere ciò che aveva ricevuto ed io a stupirmi di quanto belli fossero e a confermare quanto bravo fosse stato Babbo Natale a portare proprio ciò che lei desiderava.

Pensavo che la sensazione di gioia fosse destinata solo ai bambini, ma viverla dall’altra parte, da quella dei genitori, è si diversa ma altrettanto grande ed indelebile.

Alice aveva forse undici anni quando, quindici giorni prima di Natale, mi disse, con mio grande stupore: Mamma, Babbo Natale non esiste. Ora ha diciott’anni, conservo tutte le sue letterine scritte rigorosamente alla vigilia ed alla vigilia noi due, prima di andare a letto, ce le rileggiamo tutte, anche quella incomprensibile. Ci divertiamo tantissimo e facciamo delle “grasse” risate.
Io con un po’ di nostalgia.

Ho due libri da consigliarti, il primo va letto come il calendario dell’avvento ogni sera, dal primo al venticinque dicembre, le pagine sono chiuse, le devi strappare lungo il bordo.
Il secondo, una storia tenera tenera, di un grande illustratore

Li tengo custoditi nella mia libreria, ma poi libero sfogo, ce ne sono tantissimi.

https://www.libreriauniversitaria.it/notte-cometa-sbagliata-storia-giorno/libro/9788879265072

https://www.mondadoristore.it/Giorno-di-neve-Ediz-a-colori-Komako-Sakai/eai978888362501/

Baby shower, cos’è?

Stavo conducendo con mio marito una vita molto spensierata, senza programmi che andassero oltre la settimana.

Poi qualche preavviso, un test di gravidanza ed il mondo cambia. Il più delle volte non è che un figlio arrivi “per caso” comunque la “rivelazione” ti lascia un momento senza appigli.

La felicità in primo luogo e poi le paure, ce la farò? Sarò una brava mamma? Quando piangerà come farò a capire se sarà per le coliche, per la fame o per il sonno?
Poi domande forse più banali ma alle quali una risposta la si deve pur dare: Che culla dovrò comprare? E la carrozzina? L’ovetto servirà già da subito?
Naturalmente ho iniziato col chiedere consigli a mia madre ed alle mie amiche già mamme, ad andare in negozi specializzati e consultare siti internet.
Un bombardamento incredibile. Tre mesi, i primi, di confusione totale.
Poi il pargolo nasce e la realtà prende il sopravvento. Piange, devo cambiarlo, lo faccio sul fasciatoio in camera o quello in bagno (due me ne hanno regalati)?

Una bambina nasce, le sorridono tutti, qualcuno la stringe, qualcuno la accarezza e poi un giorno si ritrova mamma.

Un racconto intimo, un diario nel diario, un pensiero nella testa, una parola in bocca.

Ero da poco tornata a casa dopo il parto, sono le due di notte, piange: ha ancora fame.
Il biberon, l’unico in quel momento, è da lavare, in compenso ho tre scalda biberon (dico 3).

Parenti e amici sono stati veramente molto cari e presenti ma anche molto scoordinati. Non c’è stato scambio di idee e tutti, pensando di fare dei regali originali, hanno tralasciato i più ovvii.
Quando sono diventata mamma, molti accessori, ora in commercio, non esistevano ancora.
Curiosando in internet ne ho trovati alcuni che avrei certamente acquistato. Il robot per la cucina è tra questi. E’ un accessorio multifunzione che dà la possibilità di cucinare al vapore, frullare, sterilizzare e scaldare il biberon. Avrei risparmiato tempo nel cucinare e spazio in cucina,
sempre avaro per quanto grande possa essere.

Ho scoperto, con grande stupore, culle che oscillano da sole grazie ad un meccanismo elettrico simulando un viaggio in auto e fa addormentare il bambino che avrà la sensazione di essere in macchina. Il materasso culla il bambino avanti e indietro, ha le luci laterali che simulano il traffico della strada e un altoparlante riproduce il rumore del motore sotto la culla.

Io invece allungavo sempre la strada dal nido a casa., sperando mia figlia facesse un pisolino affinché potessi preparare qualcosa per la cena, per fare una lavatrice o anche solo per rilassarmi un po’.

E allora andiamo a scoprire cos’è il baby shower e libero spazio alla lista dei regali.

Il baby shower è una festa organizzata per la futura mamma e per il nascituro.
Shower letteralmente significa doccia, in questo caso una doccia, noi diremmo una cascata, di regali per il bambino ed anche per la mamma.
Il baby shower arriva dall’America ma, sempre più, si sta diffondendo in Europa e quindi anche in Italia.
Tradizionalmente è una festa al femminile, è solitamente organizzata dalle amiche e parenti della mamma per la futura nascita del primogenito ma ciò non toglie che la si possa organizzare anche per gli altri figli o che si possa estendere l’invito anche agli uomini.

La festa viene organizzata dopo il primo trimestre di gravidanza, quello più delicato, e fino a poco prima dell’ottavo mese, il periodo più faticoso.
E’ questa un’occasione per coccolare la mamma e per farle dei regali utili, sia per lei che per il bambino.
Come dicevo, solitamente la festa è organizzata dalle amiche e dalle parenti della mamma, quindi penseranno prevalentemente loro agli inviti, al rinfresco e a stilare una lista di regali così da non avere dei doppioni.
Si può scegliere di regalare calzini, body, cuscini per allattamento, utilissimi anche durante la gravidanza.
Regali graditissimi possono essere biberon e scalda biberon, bavaglie, seggiolini e marsupi.

Molto utili anche i cuscinetti con semi di lino da usare caldi per le coliche e le “nanne” ovvero piccoli “amici” in stoffa per far compagnia al bambino nella culla o nella carrozzina.
Quindi, come vedete, per i regali si può dare spazio alla fantasia.
A volte durante questa festa si annuncia anche il sesso del nascituro. Negli Stati Uniti sovente si usa riempire dei palloncini con dei foglietti rosa o blu e poi si fanno scoppiare rilevando così il sesso del bambino.
Per la festa si può dare libero sfogo alla creatività, organizzare il buffet a seconda dell’orario in cui si svolge, si possono prevedere dei simpatici giochi, ad esempio una caccia al tesoro per “scovare” i regali, giochi ideati per ridere e per passare così, in leggerezza, un po’ di tempo.
Ecco questo è il baby shower, non solo un’occasione per fare dei doni che saranno utilissimi dopo la nascita del bambino ma anche una gioiosa festa per coccolare la futura mamma e farle sentire il calore e la vicinanza delle persone più care.

Per approfondire vi lascio un link di un blog che seguo sempre molto volentieri, trovando sempre argomenti molto interessanti.

https://www.gravidanzaonline.it/gravidanza/baby-shower.htm

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