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Aria di Scuola

Eravamo rimasti al primo giorno di scuola, alla prima campanella di un lungo anno scolastico.

Ma aspettate un attimo prima di sedervi nei banchi di scuola, facciamo un passo indietro, ai giorni che precedono questo appuntamento, quell’evento che a giugno sembrava lontanissimo.

Primi giorni di Settembre, ultimi giorni per indossare spensieratamente canottiere, calzoncini, sandali.

A Settembre l’aria si fa al mattino più frizzante, il sole sorge più tiepido, a volte nascosto nella foschia del mattino.
In campagna i campi si colorano con altre tinte, il rosso delle foglie della vite ha ormai preso il sopravvento sul giallo dei campi arati.
La strada è trafficata da trattori che trainano carri colmi di grappoli d’uva matura.
In città, invece, le strade, poche ore prima semivuote, si popolano di persone che, abbracciandosi, confrontano le proprie abbronzature.
Per le strette vie del centro i racconti delle vacanze rimbalzano tra i muri di palazzi antichi ed entrano nelle finestre, aperte ad accogliere l’ultimo caldo di un estate che non vuole andar via ma che, lentamente, si congeda.

Il profumo nell’aria cambia.

Io ricordo perfettamente il profumo della cartoleria dove, qualche giorno prima dell’inizio delle lezioni, mi recavo con mia madre. Una lunga lista, per non dimenticare nulla, stretta nella mano.

Quaderni a righe e a quadri, una squadra (che l’anno precedente avevo rotto), gomme, penne e matite. In ultimo, ma non ultimo, il diario. La cosa più importante di tutto ciò che girava attorno alla scuola era sicuramente il diario.
Il diario, con le sue vignette, regalava a tutti noi qualche momento di fuga dalle soporifere lezioni del sonnolento maestro di turno o di allegria durante una giornata storta.
Una pagina era sempre pronta ad accogliere un segreto bisbigliato all’orecchio, un cuoricino per il vicino di banco, un pesce d’aprile, una formula importantissima da ricordare.

Era il nostro smartphone.

Se chiudo gli occhi ricordo il primo giorno di scuola.
Al mattino il grembiule blu era pronto nel mio armadio, il colletto bianco, stirato ed inamidato.
I capelli tirati a formare una coda, a volte così tirati, i capelli, che la testa mi doleva.

Tutti puliti, impeccabili.

La mia bici, la più piccola, sotto le altre tre.
Sul cancello mia madre col braccio alzato e la sua mano, che accompagna la nostra “partenza”, ci saluta.
I primi incontri sulla strada per la scuola, i miei fratelli che si dimenticano di me ed io di loro.
Tutti in fila, titubanti, le mie dita sul corrimano delle scale, in cerca della nuova classe.

Un anno in più.

La maestra, la stessa, ci accoglie col suo solito, caldo sorriso. Il racconto delle sue vacanze, qualche risata, il programma da svolgere, le gite che faremo ed il primo tema.
Invariabilmente: “Racconta le tue vacanze”. Titolo banale per un tema banale ma che permetterà alla maestra di capire se abbiamo letto, se abbiamo assimilato gli insegnamenti dell’anno precedente.
La nuova classe è pulita, i banchi, che quest’anno sembrano un po’ meno grandi, sono lindi.
Sembra non conservino memoria dell’anno precedente. Ma a guardar meglio scopri una sigla, un fiore, un cuore.

Chissà a chi l’avrà donato il fiore, la sigla.

La lavagna, come un grande televisore spento, presto si accenderà con frasi e tabelline, il gesso, un cancellino che ci lascerà le mani bianche fino alla ricreazione.
RICREAZIONE!!! La tanto agognata ricreazione si annuncia con un timido scampanellio. Di corsa giù in giardino. In cerchio, le solite amiche, sempre noi, sempre uguali.

Tutte diverse dall’anno precedente.

Un paio d’ore ancora.
Si incrociano sguardi, con le dita si tamburellano i banchi, qualche sbadiglio.
Finalmente la maestra ci congeda, di corsa si scendono le scale, i grembiuli sgualciti, i colletti aperti, i capelli ribelli, i calzini a scoprire le caviglie.

Ed ora che il primo giorno è andato, con ansia aspetteremo le vacanze di Natale.
Ma quella è un’altra storia.

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